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I Market Mover

Messaggioda PartnerExness » 28/09/2017, 8:54

Cosa sono i Market Mover e Perché Sono Importanti?

Tra gli elementi che i trader di qualsiasi mercato e in particolare del Forex devono tenere d'occhio spiccano i market mover. Con questo termine si indicano tutti quegli eventi economici che sono in grado di influenzare i prezzi.

Il loro studio rappresenta quindi la chiave (o una delle chiavi) per prevedere il movimento dei prezzi e tradare di conseguenza. Ovviamente la questione è molto più complessa e per padroneggiare lo studio dei market mover è necessaria tanta esperienza e una certo bagaglio di conoscenze teoriche. Di certo, rappresentano una fonte di ispirazione molto utile. La risorsa principale per analizzare gli eventi economici è il calendario economico, ossia la lista degli eventi che – secondo la prassi – possono influenzare i prezzi. Su internet si trova il calendario settimana per settimana ma spesso vengono presi in considerazione periodi di tempi più lunghi. Ad ogni modo, il calendario informa sull’entità dell’evento, il luogo e l’orario. Informazioni a malapena sufficienti per coprire l’immenso fabbisogno di dati dei trader, ma che rappresentano un buon di partenza per l’analisi. Che tipo di analisi? Fondamentale, ovvio.

Analisi fondamentale e market mover
L’analisi fondamentale è quella pratica che consiste nello studio dell’ambiente economico al fine di maturare una certa consapevolezza del movimento dei prezzi e, in prospettiva, prevederne l’andamento futuro. Nonostante spesso non vi siano numeri o calcoli di mezzo, è più difficile dell’analisi tecnica. Si tratta, in effetti, di scegliere su cosa focalizzare il proprio interesse e interpretare le notizie. Niente di più complicato dal momento che la “libera” interpretazione è nemica di tutti di trader. In verità di libera c’è davvero poco dal momento che, proprio come per l’analisi tecnica, la fondamentale si basa su un presupposto: il mercato tende a ripetersi. Sicché un dato evento va studiato attraverso la lente di ingrandimento del passato. Il trader, confortato dal fatto (presunto) che a episodio uguale corrisponda reazione uguale, si approccia a questo tipo di pratica con una fiducia che rischia di essere mal riposta.

L’analisi fondamentale, comunque, vive di market mover. Pur non riducendosi a questo, è grazie ai market mover che i trader possono prevede rapidi movimenti di prezzo e, nei casi più fortunati, persino i trend futuri. Il tutto a discapito dei fan dell’analisi tecnica, i quali sono convinti – a torto o a ragione – che lo studio dell’ambiente esterno sia inutile o peggio fuorviante, e che sia sufficiente rivolgere le proprie attenzioni ai grafici.

Come si seguono i market mover
Il neofita che apre un calendario economico viene inondato da una marea di informazioni su eventi, orari, luoghi. Il rischio di disorientarsi è dietro l’angolo. La buona notizia, per i pochi trader che ancora non lo sapessero, è che non è affatto necessario prenderli in considerazione tutti. Le valute, infatti, sono influenzati da specifici market mover, mentre sono totalmente indifferenti ad altri. Sebbene ci sia molto da dire, è possibile dare qualche consiglio generale.

In tutti i calendari economici, accanto all’evento c’è una segno o una indicazione esplicita sulla nazione di riferimento. Ovviamente, se il market mover, quindi l’evento, è contrassegnato da una bandiera di una nazione, allora sarà maggiore l’influenza sulla valuta di quel paese. Ma non è finita qui. Si segnalano, infatti, relazioni che vanno ben oltre la semplice origine geografica. Per fare un esempio, i dati degli Stati Uniti, oltre a influenzare il dollaro, esercitano un certo impatto anche su determinate commodity, come l’oro. E’ un legame forte, quello tra il biglietto verde e il metallo giallo, derivante da questioni storiche (vedi Bretton Woods) ma anche economiche. Un altro caso singolare riguarda l’Unione Europea. Tuttavia, non tutti i paesi dell’Eurozona sono in grado di influenza l’euro. L’unica nazione che ci riesce è la Germania, che non ha caso ricopre un ruolo trainante anche dal punto di vista politico.
Il mio Calendario preferito è senza dubbio quello di Investing.com, è il più completo e si aggiorna in "tempo reale" coi dati usciti.

Le tipologie di market mover
A prescindere dalla nazionalità, quali sono i market mover più importanti per il Forex? In linea generale, tutto ciò che “esce” dalle banche centrali ha un’importanza sulle valute. Ovviamente, eventi legati alla BCE impatteranno sull’euro, eventi riguardanti la Federal Reserve influenzeranno il dollaro; eventi che coinvolgono la Bank of Japan eserciteranno un’influenza sullo yen e così via. Il motivo per cui le banche centrali sono così importanti risiede nella loro capacità intrinseca di modificare i prezzi, sia in maniera diretta che in indiretta. Lo fanno direttamente quando acquistano enormi quantità di valuta, proprio come se fossero un trader, spostando i rapporti di forza.

Ancora più frequente è l’influenza mediante decisioni di tipo economico, anzi monetario. Il riferimento è alla leva dei tassi di interesse. E’ sufficiente che il tasso scenda di qualche punto base per innescare una spirale al ribasso, sebbene a tale evento concorrano fattori di diversa natura, non solo economici.
Occhio, quindi soprattutto alle conferenze in cui vengono annunciati i tassi di interesse, è quello il momento in cui si creano le maggiori occasioni di guadagno.

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I Market Mover

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Le basi, Pip, momenti critici ed orari

Messaggioda PartnerExness » 05/10/2017, 16:47

Il Mercato del Forex Trading:
Basi e Fondamentali (Pip, Criticità e Orari)


Per poter quantificare i guadagni o le perdite bisogna fare riferimento al valore attribuito a ciascun pips.
Il Pip (“Percentage in Point”) è in parole semplici la più piccola variazione, in aumento o diminuzione, che può avere un tasso di cambio riferito ad una coppia di valute.
La sua individuazione è semplice, partendo dal tasso di cambio costituito dall'ultima cifra che incontriamo (partendo da sinistra verso destra) per i Borkers che usano ancora i 4 Decimali, mentre la penultima per i Broker che offrono i 5 Decimali (EUR/USD).

Un aspetto che non può sfuggire è che alcune coppie hanno una quantità di numeri decimali differente.
Prendiamo la coppia USD/JPY per esempio, può avere solo due decimali dopo la virgola oppure 3 (dipende dai Broker), per cui il pip sarà 0,01 (broker con 4 decimali) o 0,010 (broker con 5 decimali).

Nel caso dei Broker con 5 Decimali (EUR/USD) l'ultima ifra a destra viene chiamata Point (punto)

Calcolo del Pip
Questo può essere fatto semplicemente con una calcolatrice, oppure sfruttando una semplice formula, ma tutti i Broker offrono un calcolatore interno dove edere il valore del Pip in base alla coppia scelta.

Come calcolare i guadagni o le perdite in base ai pips
Calcolare i Pips è importante perché i guadagni o le perdite vengono determinati dalla grandezza del contratto scambiato, in funzione del valore dei pips, e non dalla Leva Finanziaria.
A livello operativo, quando individuo un momento giusto per entrare, devo anche decidere a ‘quanti pips di distanza’ voglio chiudere la posizione (la definizione del mio target). Una volta che conosco il valore di ciascun pip, in funzione della grandezza del contratto posso determinare i potenziali guadagni o le eventuali perdite in modo semplice. Infatti a titolo di esempio, supponiamo che abbiamo usato un calcolatore per determinare il valore di un pip in funzione del contratto da scambiare, e supponiamo che il valore ottenuto per ciascun pip è di 1$.
Decidendo un intervallo di pips pari a 50 la perdita a cui potremmo andare incontro sarebbe di 50$.

Ovviamente nelle valutazioni bisogna anche considerare il peso dello Spread, ovvero del guadagno che il broker trattiene, misurato anch'esso in pips.

Criticità del Mercato del Forex
Uno degli aspetti meno chiari è quello rappresentato dagli orari, poiché anche se il mercato è aperto per 24 ore (per il susseguirsi di aperture e chiusure delle varie sessioni: europea, americana, asiatica), lo è per 5 giorni poiché il Sabato e la Domenica rimane chiuso, per riaprire il Lunedì. Ma ovviamente i diversi Paesi hanno orari diversi, dovuti ai fusi, e la situazione viene peggiorata dal fatto che non tutti i Paesi adottano l’ora legale, ed anche qualora lo facciano, il passaggio dall'ora legale a quella solare, e viceversa avviene spesso in giorni differenti. Per cui bisogna informarsi in modo specifico sugli orari di ciascun mercato di interesse. Infine c’è da considerare che anche per quei mercati nei quali si adotta l’ora convenzionale di Londra GMT (Greenwich Mean Time), anche questa viene modificata a causa dell’ora legale (nel qual caso diventa GMT+1).

A titolo puramente esemplificativo gli orari di apertura e chiusura sono:
Sidney: dalle 23,00 alle ore 7,59
Tokyo: dalle 1,00 alle ore 9,59
Francoforte: dalle 8,00 alle ore 16,59
Londra: dalle 9,00 alle ore 17,59
New York: dalle 14,00 alle ore 22,59
L’importanza degli Orari

I momenti migliori per tradare sono generalmente quelli dotati di maggiore liquidità, e il mercato che offre il maggior grado di liquidità è rappresentato dalla sessione europea: l’apertura avviene alle ore 8 con Francoforte, ma la maggiore liquidità si avrà con l’apertura di Londra alle ore 9,00 e nella maggior parte dei casi (a seconda anche delle notizie e dei dati macro previsti nella mattinata) è intorno a questo orario che vengono definiti gli orientamenti e l’andamento dei prezzi delle varie coppie di valute, fino all'apertura della sessione americana che apre alle ore 14,00 (che costituisce il secondo più importante mercato valutario, con liquidità seconda solo a quello europeo, mentre la sessione asiatica è quella che presenta il minor grado di liquidità che è toccata in particolare nel mercato australiano, quando tutti gli altri sono chiusi).

Bisogna considerare con attenzione anche le fasce orarie in cui l’apertura dei diversi mercati si sovrappone, perché sono quei momenti che incontrano maggiori scambi e volatilità:
sessione asiatica- sessione europea: dalle 8,00 alle 9,59.
sessione europea – sessione americana: dalle ore 14,00 alle ore 17,59.
Per questo intervallo gli orari maggiormente importanti sono (sempre con attenzione alle varie notizie e diffusione di dati macro previsti), le 15,30 con l’apertura del mercato azionario, e dalle ore 16,00 con i prezzi che normalmente prendono una direzione precisa. Alle 17,30 con la chiusura di Londra gli scambi diventano poco significativi.

In generale il momento caratterizzato da maggiori scambi è quello che avviene nelle fasi centrali di questi intervalli, che tende a ridursi all'inizio e alla fine delle sessioni.

>>ORARI LIVE DELL'APERTURA MERCATI FOREX<<

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Grafici a Candele

Messaggioda PartnerExness » 19/10/2017, 13:02

Il Metodo Candlestick nel Forex Trading

La Candlestick Analysis, cioè l’analisi dei grafici a candele, è nata in Giappone quando ancora non esisteva una moneta ufficiale negli scambi e il riso era il vero riferimento nel commercio tanto da portare successivamente alla creazione del primo mercato dei futures sul riso.
Nel XVIII secolo un commerciante di riso, Munehisa Homma, iniziò a occuparsi dello studio del mercato del riso dagli aspetti fondamentali a quelli tecnici. Homma diventò molto ricco grazie al sistema di previsione dell’andamento dei prezzi da lui implementato che gli valse il riconoscimento di “padre dell’analisi a candele”.
Con l’avvento del mercato azionario giapponese nel 1870, la Candlestick Analysis fu adottata dagli analisti tecnici nipponici ed oggi è senza dubbio il grafico più usato in tutto il mondo e proprio per questo il più affidabile.

I grafici a candele, rispetto a quelli a barre, offrono una migliore rappresentazione dell’esito della battaglia continua tra Tori (compratori) e Orsi (venditori), ma soprattutto offrono segnali di inversione del trend più precisi e accurati soddisfacendo meglio le esigenze dei day-trader.
In particolare, essendo il Forex un mercato molto veloce e ricco di capovolgimenti del trend nel corso di una singola sessione, l’analisi a candele può essere un alleato decisivo per il trader allo scopo di partire sempre con un vantaggio competitivo rispetto al mercato.

Come per l’analisi a barre, per costruire una candela su un grafico dei prezzi abbiamo bisogno dei seguenti elementi: apertura (open), chiusura (close), massimo (high), minimo (low). La caratteristica delle candele è il corpo o real body, un rettangolo che unisce i prezzi di apertura e chiusura. Una candela rialzista presenta solitamente un real body bianco o verde, quella ribassista un corpo nero o rosso. Il real body non è altro che l’escursione di prezzo tra apertura e chiusura.
Le linee verticali che si estendono sopra e sotto al real body vengono chiamate ombre o shadows. Le ombre superiori sono le upper shadows, quelle inferiori le lower shadows.

Partendo da queste informazioni di base è possibile costruire una serie di candele che potranno essere raggruppate in due grandi sezioni:
-Candele di continuazione del trend
-Candele di inversione del trend
In generale, per ottenere dei segnali operativi con la candlestick analysis si ricorre a pattern (schemi) grafici più ampi, cioè composti da più candele (di solito tre o più).
Ci sono, però, anche alcune candele singole che hanno una grande valenza ai fini operativi sia come proseguimento del trend principale sia come inversione del trend.

Pattern della candlestick analysis

Doji, Spinning Top, High Wave Candle
Hammer, Inverted Hammer, Shooting Star, Hanging Man
Harami Top, Harami Bottom, Harami Cross
Bullish Engulfing, Bearish Engulfing
Piercing Line, Dark Cloud Cover
Bullish Counterattack, Bearish Counterattack
Three Morning Star, Three Evening Star
Tweezer Top, Tweezer Bottom
Three White Soldiers, Three Black Crows

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"Trucchi" per Guadagnare di più.

Messaggioda PartnerExness » 04/11/2017, 13:51

4 Trucchi per far Aumentare i Guadagni

Esistono almeno 4 "trucchi" per far aumentare i propri guadagni. Difficile da metterli tutti in pratica contemporaneamente, alcuni riguardano la psicologia, altri la tecnica pura e semplice.

Il Forex Trading è un’attività complicata, che offre grandi opportunità di guadagno ma, al contempo, nasconde molte insidie. I trader meno esperti, spesso principianti, cercano scorciatoie che possano portarli al successo in breve tempo. Insomma, qualche trucco. Va detto, però, che di trucchi nel senso letterale nel termine non esistono, poiché non esistono strade facili verso la ricchezza. Se però intendiamo il concetto di trucco in senso lato, ossia come di tecniche e approcci “smart”, allora il Forex Trading abbonda. In questo articoli ne descriveremo quattro, per giunta immediatamente eseguibili anche dai meno esperti.

L’istinto
Secondo alcuni, seguire il proprio istinto quando si fa Forex Trading è un errore madornale. Ciò non è vero, non completamente almeno. Ovviamente, l’istinto non dovrebbe essere il motore principale della propria attività di trading, ci mancherebbe. Il rischio, in questo caso, è quello di considerare il Forex come il gioco d’azzardo, e quindi andare incontro alla perdita di capitale e al fallimento.
Ciò non toglie, però, che l’istinto debba avere un ruolo, seppur piccolo. D’altronde è questo ciò che distingue l’uomo dalla macchina: la capacità di interpretazione, anche istintuale, anche a un livello inconscio. Insomma, quando avvertite sensazioni particolari, quando la paura monta, è bene fermarsi un attimo e ragionare su quello che si sta facendo. Utilizzare le proprio emozioni come una sorta di segnale di avvertimento, o un allarme, è utile sì, ma solo in un caso: ossia quando si è raggiunto uno stato di equilibrio, nel quale si riesce a tenere a bada le emozioni e, lungi dall’esserne succubi, ci si approcci in un modo attivo.

L’istinto da solo non porta da nessuna parte. L’istinto accompagnato da senso di equilibro, solidità intellettuale, capacità analitiche, di contro, permette di compiere molta strada. Come si evince, la riuscita di questo trucco, se così si può chiamare, non dipende dall’esperienza ma dalla propria personalità, dalle caratteristiche morali. E’ la persona a salire in cattedra in questo caso, non solo il trader.

Il trend
Un vecchio detto, molto diffuso tra gli investitori, recita: "The Trend is your Friend" cioè “Il trend è tuo amico”.
Può sembrare una massima esagerata, addirittura dannosa in quanto appiattisce ogni approccio strategico e riduce il margine di discrezione a disposizione del trader. Eppure raramente tradisce. Seguire il trend, infatti, realmente si rivela, nel breve come nel lungo termine, una strategia se non vincente, almeno prudente, moderatamene conservativa. Insomma, se lo stile di trading è basato sulla prudenza, sulla politica dei piccoli passi (come è nella maggior parte dei casi), allora veramente il trend è amico del trader.
Il motivo è semplice: si incontrano molto meno difficoltà a leggere segnali di continuazione piuttosto che di inversione. Anche perché, se di inversione si tratta, è necessario anche trovare parametri importanti e ostici, che riguardano il tempismo. Se si segue il trend, l’unica elemento da scovare, in fondo, è “quanto” durerà il trend stesso, e per fare ciò vengono in aiuto supporti e resistenze, tutto sommato semplici da padroneggiare. Se si cerca l’inversione, non solo è necessario trovare prove a supporto di questa tesi, ma è obbligatorio conoscere quando questa inversione si verificherà. E non è affatto semplice, soprattutto se l’inversione è dettata da fattori emozionali, piuttosto che da un andamento del mercato lineare.

Va poi considerato un altro fenomeno. Il mercato è emotivo. Certo non sempre, e non in maniera decisiva, eppure è vero: l’emozione guida gli investitori. Il modello della razionalità, che vede l’investitore come un attore che agisce sempre in maniera razionale, ha fatto il suo tempo. Ora, si dà il caso che l’emozione più preponderante sia la paura. Ne consegue che la maggioranza dei trader segue l’andazzo, piuttosto che operare in aperta rottura, nel segno della discontinuità. In parole povere, segue il trend. Tutto ciò disegna palesemente un circolo virtuoso, nel quale l’inversione diventa più rara della continuazione e viene innescata solo da eventi di portata notevole. Tutto ciò, ovviamente, nel medio e nel lungo periodo. E’ evidente che nel breve periodo si verifichi una certa dosa di volatilità.

La pazienza
Ecco, questo è un trucco, anzi un consiglio, che pochi seguono, soprattutto se si è all’inizio e si è pervasi, magari a seguito di un trade vincenti, dall’euforia. Molto spesso, per tradare bene è meglio… Non tradare per nulla. Ciò può sembrare un controsenso, ma lo è solo dal punto di vista della sintassi, non della logica. Pensate un po’: chi cerca di cogliere qualsiasi occasione che si presenta nel mercato, ha, in termini assoluti, maggiori probabilità di sbagliare. Chi va troppo spesso al mulino, si infarina spesso. Questo, sia chiaro, è un detto della cultura popolare, non del mondo del trading, ma è comunque utile per comprendere il contesto.

Il consiglio, quindi, è di portare pazienza. Che si traduce in un semplice atteggiamento (almeno a parole): preferire la qualità alla quantità. Non è necessario rispondere sempre presente alla chiamata del mercato, anzi è dannoso, proprio per i motivi raccontati sopra. Ogni tanto, ci si può anzi ci si deve fermare. Certamente, non lo si può fare a caso. La stanchezza, o peggio la paura, non possono rappresentare la bussola. L’elemento da prendere in considerazione è squisitamente tecnico. A monte occorre redigere una strategia e un piano per l’operatività, che comprende la descrizione delle situazioni nelle quali intervenire, e nelle modalità dell’intervento stesso. Non è facile certo, ma è doveroso.

La disciplina
Questo è probabilmente il consiglio più difficile da seguire. La disciplina: una parola che in molti temono, poiché rimanda a situazioni niente affatto confortevoli. Eppure la disciplina è l’elemento fondamentale di ogni carriera di successo. Tutti i trader di successo, che sono diventati ricchi grazie al Forex Trading, sono disciplinati. Non ne esiste nemmeno uno che ha raggiunto i suoi traguardi privilegiando la creatività e la improvvisazione. Può essere una verità spiacevole, che cozza prepotentemente con l’idea romantica del Forex Trading che in fondo molti hanno, ma è così.
Ora, occorre spiegare verso chi questa disciplina è diretta e le modalità con la quale essa dovrebbe presentarsi. Ebbene, la disciplina va mantenuta nei confronti… Di se stessi. Esatto: ognuno deve rimanere fedele a se stesso, deve ubbidire a se stesso, deve fare ciò che dice… Se stesso. Può sembrare un ragionamento astruso, ma acquista una grande solidità se si considera il tipo di “sè” al quale occorre prestare obbedienza. Non il sé dell’operatività, emozionato, pauroso, vulnerabile; bensì il sé della strategia, freddo, efficace, inesorabile.

In parole povere, è necessario – anzi, assolutamente necessario – rispettare la propria strategia e attenersi scrupolosamente ad essa. I colpi di testa, le intuizioni e le improvvisazioni sono assolutamente da evitare, se non in specifiche situazioni come quelle, appunto, descritte nel primo paragrafo (quello dell’istintualità).

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MIFID 2

Messaggioda PartnerExness » 06/12/2017, 14:09

MiFID 2, la Normativa che ha sconvolto il Mondo del Trading.

..... in realtà lo sconvolgerà.... ma una data è stata già fissata: 3 gennaio 2018, quando la MiFID 2 (o MiFID II) entrerà in vigore promettendo di rivoluzionare il mondo dei servizi finanziari in tutta Europa.

Ecco i cambiamenti più importanti e vedremo che impatto avrà la MIFID 2 per i piccoli risparmiatori e investitori come noi.

Cos’è la MIFID 2?
A partire dal 2004 la MIFID, acronimo inglese di "Markets in Financial Instruments Directive" – in italiano "Direttiva sui Mercati degli Strumenti Finanziari" - (Direttiva 2004/39/CE), approvata dal Parlamento Europeo ad aprile 2004 e modificata più volte tra le quali l'importante modifica del 2007, è stata la pietra miliare della regolamentazione UE dei mercati finanziari.
Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, la crisi finanziaria e gli scandali bancari che hanno coinvolto migliaia di piccoli investitori, hanno reso indispensabile riesaminare le regole del gioco.
La Commissione europea ha così adottato una serie di nuove norme (MiFID2 e MIFIR) che rivoluzionano il quadro dei servizi di investimento in Europa.

La MIFID2 mira a conseguire due importanti obiettivi
Aumentare la tutela per gli investitori
Promuovere la trasparenza e l’efficienza sui mercati finanziari


Cosa cambierà con la MIFID 2?
La MIFID II tocca molti aspetti tra cui la consulenza, la vendita e le informazioni sui costi dei prodotti finanziari.
Ecco 5 punti chiave della direttiva MIFID 2 per gli investitori:

1) Fornire maggiore trasparenza sui prezzi e sui costi
La MIFID 2 comporterà una maggiore trasparenza sui costi e sui prezzi degli strumenti finanziari sia prima sia dopo la loro negoziazione. Per gli intermediari, vi è l'onere di rendere note queste informazioni al cliente almeno una volta all'anno.

2) Prevedere una categorizzazione dei clienti
Le norme MIFID 2 obbligano i fornitori di prodotti di investimento a categorizzare i clienti in investitori al dettaglio o investitori professionali. Questa targettizzazione è stata proposta per ai fini della divulgazione e segnalazione delle informazioni nonchè per l'idoneità all'investimento per certi tipi di prodotti.

3) Aumentare il monitoraggio sui prodotti di investimento venduti in Europa
La MIFID 2 attribuisce nuovi poteri ai regolatori nazionali per monitorare gli strumenti finanziari e i prodotti più strutturati che vengono distribuiti in Europa. Tra questi, vi è la possibilità di restringere o vietare la commercializzazione di prodotti che non rispondono a determinate caratteristiche di trasparenza.

4) Garantire la "Best Execution"
I fornitori di servizi finanziari devono garantire la best execution alla loro clientela, e cioè dimostrare che l'ordine di investimento venga fatto alle migliori condizioni di mercato.

5) Rafforzare la protezione degli investitori
Gli intermediari finanziari devono agire in conformità agli interessi dei loro clienti fornendo loro informazioni più dettagliate in merito ai prodotti e ai servizi offerti o venduti. I consulenti finanziari dovranno consigliare prodotti e servizi sulla base dell'esperienza, conoscenza, obiettivo e profilo di rischio/rendimento del cliente.

Quanto paghiamo realmente per i prodotti di investimento che sottoscriviamo? La maggioranza di noi non saprebbe rispondere con esattezza a questa domanda.
Non c'è dubbio che la novità più grande della MIFID 2 riguarderà proprio la maggiore trasparenza sui costi e sui servizi di investimento.

D’ora in avanti, gli intermediari finanziari (banche, SGR, SIM,etc.) dovranno essere più chiari e trasparenti sulle spese e sulle commissioni pagate dai clienti. Almeno una volta all’anno, vi sarà l’obbligo di inviare al cliente informazioni dettagliate su tutti i costi e gli oneri relativi agli strumenti finanziari e ai servizi accessori (quali ad esempio la consulenza).
Questo aiuterà l'investitore a comprendere più da vicino qual è l’impatto dei costi sui rendimenti degli investimenti.

Per i fondi comuni di investimento, ad esempio, dovrà essere fatta menzione dei costi di gestione, di consulenza e delle commissioni di entrata e di uscita del fondo. I consulenti finanziari, infine, dovranno comunicare al cliente se il servizio di consulenza è fornito su base indipendente o meno.

La MiFID 2 è una buona direttiva?
Verrebbe da dire di sì, dal momento che le modifiche apportate vanno tutte nel senso di una maggiore tutela degli investitori. Le riserve espresse dagli intermediari finanziari, però, non vanno giudicate pregiudizievoli. Il riferimento è alle ripercussioni sull’operatività che, a fronte di questi obblighi, rischia di diventare più lenta e macchinosa, con conseguenze evidenti anche per ciò che concerne la qualità del servizi.

Le associazioni dei consumatori hanno invece plaudito alla norma, che considerano come un netto passo in avanti nella battaglia per disciplinare la libertà finanziaria e tutelare gli investitori da approcci e comportamenti eccessivamente speculativi e borderline.

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Su cosa investire nel 2018?

Messaggioda PartnerExness » 29/12/2017, 14:15

Commento su un interessante studio della ING delle migliori valute su cui investire nel 2018.

Che anno sarà il 2018 per il Forex? Una domanda che, giustamente, tutti gli investitori del mercato valutario si pongono, visto il carico di incertezze che l’ultimo biennio ha portato. E’ bene affidarci al parere degli esperti, abituati a indagare tutti i fattori che possono incidere sui rapporti tra le varie valute. Tra i paper più interessanti in circolazione spicca quello di ING, dal titolo “2018 FX Outlook: Happy Hour”. L’analisi è stata elaborata da Chris Turner e Viraj Patel, rispettivamente Global Head of Strategy e Foreign Exchange Strategist della banca londinese. Il loro tono appare molto ottimista. Stando al loro parere, il 2018 sarà un anno carico di opportunità. Ciò sarebbe dovuto al miglioramento del clima economico, finanziario e soprattutto politico, non più dominato da quelle incertezze che nel recente passato avevano compromesso gli investimenti. La loro è un’analisi lucida, che prende in considerazione tutti gli elementi necessari, mettendoli in relazione tra di loro, e che si conclude con un grafico molto interessante che riassume, valuta per valuta, criticità e opportunità.

In questo articolo sintetizzeremo l’analisi di Chris Turner e Viraj Patel, sottolineandone i punti di forza e valorizzando, per quanto possibile, lo spirito del loro lavoro.

Il 2017: clima in miglioramento
Prima di lanciarsi in una analisi approfondita del 2018, Chris Turner e Viraj Patel hanno indagato su quanto accaduto negli ultimi dodici mesi. Hanno, in parole povere, riassunto i principali eventi che hanno, nel 2017, generato una importante influenza sul mercato valutario. Innanzitutto ricordando che, a cavallo tra il 2016 e il 2017, il Forex è stato caratterizzato da una certa tensione sul dollaro, il quale a sua volta era estremamente sensibile alle notizie provenienti dalla Casa Bianca. Il riferimento è palese: le voci di corridoio, i dubbi e le aspettative circa la riforma fiscale di Donal Trump. Una riforma che prometteva uno stimolo fiscale come non se ne vedano dai tempi di Ronald Reagan. Il presidente americano sarebbe riuscito a far passare questa riforma? Essa avrebbe stravolto gli equilibri finanziari del paese? Queste domande hanno generato più di una turbolenza nel fronte del dollaro.

All’incertezza di natura politica e fiscale, poi, si è aggiunta anche quella finanziaria. L’analisi qui si sposta sulla Fed, la cui riduzione del bilancio ha posto in essere timori circa gli effetti nelle economie emergenti, in particolar modo quella turca. Un altro dubbio legato alla riduzione del bilancio Fed ha riguardato la capacità dello stesso di frenare – o di porre fine – la crescita delle bolle finanziarie nate a partire dal 2009. Queste incertezze sono aumentate con la consapevolezza che presto altre banche centrali, non ultimo la BCE, avrebbero seguito la Federal Reserve.

Altri dubbi riguardavano la tenuta del sistema globale rispetto alla nuova politica statunitense, simboleggiata da un lato dalla fisiologica riduzione della liquidità e dall’altro dall’approccio protezionistico cercato dalla nuova amministrazione. La crescita sarebbe continuata anche nel 2017 o si sarebbe sgonfiata, e avrebbe rivelato la tendenza delle varie economie (specie quelle secondarie) a fare eccessivo affidamento sulla liquidità americana?

Queste sono le incertezze che hanno dominato l’anno appena concluso. I due analisti di ING, però, affermano che tali incertezze, ad oggi, risultano molto dimensionate. La fiducia negli investimenti è molto alta e buona parte degli asset ha registrato performance più che positive. Inoltre, e questo è un dato da sottolineare, per la prima volta dallo scoppio della crisi, le previsioni degli analisti risultano solidi e credibili, sintomo di un panorama molto più chiaro e limpido, meno ricco di variabili impazzite.

Da qui, proprio dal crollo delle incertezze, deriva l’ottimismo che il paper emana. Non a caso, il titolo reca l’espressione “Happy Hour”. Gli elementi che il 2018 porrà in essere rappresentano, a detta dei due analisti, un meraviglioso cocktail per gli asset rischiosi (tra cui si annoverano anche le valute. L’espressione “Happy Hour”, però, richiama anche a una certa precarietà. Ok, il divertimento è assicurato, ma solo per breve tempo. Nel 2019, infatti, il vento cambierà e si farà molto più burrascoso.

Questo è il contesto nel quale il 2018 si prepara a giungere: crollo o pesante ridimensionamento delle incertezze e la riduzione della liquidità da parte delle banche centrali. Il paper prosegue con un’analisi di questi elementi.

Il crollo delle incertezze politiche
Il ridimensionamento delle incertezze è visibile non solo a occhio nudo ma si rivela in tutta la sua chiarezza anche in alcuni indici appositi. L’Indice di Incertezza Politica, in inglese (Global Economic Policy Uncertainty index) GEPU, suggerisce che l’incertezza politica è diminuita drasticamente. Dal momento che, nei fatti, alcune situazioni sono migliorate e altre no (es. Donald Trump fa ancora il bello e il cattivo tempo), si evince che, molto banalmente, il mondo ha imparato a convivere con alcuni punti interrogativi. Sia chiaro, il GEPU è uno degli indici più completi e affidabili. Infatti, è frutto di un’analisi sulle testate giornalistiche di 18 paesi su temi quali l’economia e la politica.

La riduzione dell’incertezza politica è una ottima notizia: i prezzi degli asset aumentano, si riducono i costi di finanziamenti, gli investimenti vengono incoraggiati.
Il miglioramento del clima, però, è dovuto anche alla effettiva risoluzione di alcuni problemi. Pensiamo alla sconfitta di Le Pen nelle elezioni francesi, che ha scongiurato un’ondata di disappunto (se non di panico) in seno agli investitori.

Tuttavia, alcuni problemi rimangono. E qui il pensiero va proprio all’Italia, che entro il primo trimestre affronterà una delle tornate elettorali più controverse e incerte della sua storia. La buona notizia, per quanto insufficiente, è che gli analisti assegnano solo il 30% di probabilità che dalle elezioni esca una possibile coalizione tra Lega e Movimento 5 Stelle, che per gli investitori rappresenta lo scenario in grado di generare la maggiore incertezza a livello economico-finanziario.

Anche in Germania lo scenario non è dei più solidi. A fine dicembre 2017, la Merkel non è riuscita ancora a formare un governo, e gli analisti credono che ci siano ampie possibilità di un ritorno alle urne (30% di probabilità).

Nel paper non poteva mancare un’analisi su quello che è il vero convitato di pietra, la Brexit. Essa continuerà a giocare un ruolo importante, se si parla di incertezza. I due analisti di ING, però, manifestano un cauto ottimismo. Stando alla loro opinione, i negoziatori britannici si riveleranno molto accomodanti in modo da scongiurare la cosiddetta Hard Brexit, ossia una uscita unilaterale e senza accordo. L’incertezza dovrebbe già scemare quando queste dinamiche risulteranno evidenti anche agli occhi degli investitori, il ché accadrà verosimilmente entro i primi mesi del 2018.

Non vanno dimenticate le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che rischiano di indebolire ulteriormente l’amministrazione Trump. Secondo ING, però, una crescita del 3% dovrebbe creare abbastanza consenso politico da permettere al magnate americano di mantenere il controllo sul Congresso.

La riduzione della liquidità
La Fed ha ridotto il bilancio, la BCE ha ridotto il Quantitative Easing e lo sta avviando alla sua morte naturale. E’ proprio il calo della liquidità una delle più grandi sfide “tecniche” che gli investitori dovranno affrontare. Anche perché le politiche di allentamento monetarie hanno favorito alcune attività rischiose. L’idea di base è che gli effetti del calo della liquidità si sentiranno soprattutto nel 2019, anno che ING anticipa come molto difficile, ma un certo impatto si dovrebbe apprezzare già nell’anno venturo.

Turner e Patel, dal canto loro, individuano due condizioni affinché, nonostante l’abbandono delle politiche di allentamento, si formi un clima favorevole per gli investimenti.

La riduzione dei vari QE delle maggiori banche centrali venga compensata dagli aumenti del QE delle altre banche centrali, sicché, numericamente e concretamente, la liquidità in aggregato possa rimanere stabile o addirittura cresce.
La liquidità proveniente dal settore privato compensi la diminuzione di quella “ufficiale”, proveniente appunto dalle banche centrali.
Queste due condizioni dovrebbero essere favorite dal fatto che, molto banalmente, le banche centrali “hanno imparato” come fare il tapering, ossia come ridurre gradualmente e senza scossoni, quindi senza effetti negativi per il mercato, gli stimoli monetari diretti.

Questa conoscenza si fonda, innanzitutto, su un approccio più telegrafato al rilascio di comunicazioni ufficiali. Che la Fed avrebbe ridotto il bilancio, tutti ne erano a conoscenza da molto tempo e, anzi, il leggero ritardo con cui la Yellen ha compiuto questo passo in avanti ha mitigato gli effetti negativi (ndr).
Si apprezza anche l’approccio della BCE, basato su una gradualità molto sincopata, e su una comunicazione efficace da parte di Mario Draghi, il quale ha lasciato le porte aperte a un aumento del QE, qualora ce ne fosse bisogno (ndr).
Molto efficace anche l’approccio della Bank of Japan, che ha legato il suo Quantitative Easing alla curva dei rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine.
Alla luce di ciò, è possibile che si apprezzino condizioni favorevole per gli investimenti nonostante il “ritiro” delle banche centrali.

Il 2018 dal punto di vista del Forex
Dopo anni di depressione, sembrano mature le condizioni per una ripresa degli investimenti, soprattutto alla luce del calo delle incertezze di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti. E’ questa l’opinione di Turner e Patel. Contemporaneamente, i fattori di rischi che sia accompagnano all’investimento valutario dovrebbero essere, almeno nel 2018, molto più contenuti. Una crescita sufficiente diffusa a livello globale dovrebbe fare da volano, insieme a una inflazioni che sta raggiungendo un po’ ovunque livelli ottimali.

E per quanto riguarda il Forex?
Il panorama è buono in generale, ma anche molto differenziato. In alcuni casi, i positivi elementi fin qui descritti si potrebbero sentire di meno. Il paper affronta la questione prendendo in considerazione alcuni elementi specifici, tra cui l’incertezza politica (sempre lei), la correlazione con il ciclo economico (che è positivo), la suscettibilità rispetto ai rischi esogeni.

Il risultato è questo grafico, abbastanza esplicativo di per sé.
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Due valute esprimono le condizioni migliori: l’euro e la corona della Repubblica Ceca, nello specifico le loro economie dovrebbero essere scosse da una minore incertezza politica, dovrebbero essere meno suscettibili rispetto ai rischi esogeni e dovrebbero correlarsi in maniera più stretta al ciclo economico (che è positivo). Nello specifico, secondo ING l’euro potrebbe raggiungere 1.30 sul dollaro.

Buone performance potrebbero spettare alle valute asiatiche (o almeno ad alcune), in particolare il wong coreano e il remibi, che spiccano per resilienza rispetto agli shock esterni. Tra le valute che risentiranno in maniera più favorevole della correlazione tra la loro economia e il ciclo spiccano la lira turca, il dollaro canadese e lo zloty polacco. Infine, il fiorino ungherese e la corona svedese dovrebbero brillare grazie a un livelli di incertezza politica straordinariamente basso.
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Gli Indicatori Economici da Seguire

Messaggioda PartnerExness » 19/03/2018, 11:58

Ecco quali sono gli indicatori economici che impatteranno con maggiore forza nel trading durante tutto il 2018.

Gli indicatori economici rappresentano una risorsa fondamentale per i trader del Forex. L’economia reale, infatti, genera un profondo impatto sul mercato valutario. Un impatto che può essere sia diretto, quando un parametro modifica la massa monetaria, o indiretto, quando influenza il grado di fiducia che gli investitori provano nei confronti di una valuta.

Prodotto Interno Lordo
Il PIL, in inglese noto come GDP (Gross Domestic Product) è certamente l’indicatore più completo, l’unico in grado di offrire una panoramica dello stato di salute di un’economia. Certo, alcuni lo hanno messo in discussione negli ultimi anni, ma per adesso non è stato trovato un sostituto adeguato. Anche perché il PIL prende in considerazione il valore di tutti i beni e servizi prodotti in un paese, quindi presenta un carattere di universalità.
Nei calendari economici (questo è quello che preferisco https://it.investing.com/economic-calendar) il PIL è protagonista in tre fasi distinte: quando viene presentata una stima, quando viene presentato un consuntivo preliminare e quando infine viene presentato il dato finale. Ovviamente, se il PIL aumenta o si posiziona al di sopra delle aspettative, la valuta si apprezza. Quando il PIL diminuisce o cresce al di sotto delle aspettative, la valuta si deprezza.
Il PIL esercita un impatto indiretto.

I dati dal mondo del lavoro
Il mondo del lavoro impatta nel mercato valutario in maniera indiretta, sebbene nel lungo periodo l’influenza assume un carattere più diretto. Ciò accade perché, per esempio, se aumenta il numero degli occupati aumentano di conseguenza i consumi, la tendenza al risparmio diminuisce e la liquidità in circolo aumenta. E per la legge della domanda e dell’offerta, la valuta si apprezza.

I parametri da tenere d’occhio sono il tasso di disoccupazione, la variazione nel numero degli occupati, i guadagni orari medi. I dati del lavoro degli Stati Uniti vengono in genere rilasciati il venerdì. Proprio negli Stati Uniti riveste una enorme importanza l’ADP, che calcola la variazione degli occupati in tutti i settori eccetto l’agricolo. L’ADP viene rilasciato anche da alcuni paesi anglosassoni come il Canada ma non, almeno in quella forma, dall’Euro Zona.
Ovviamente, se il mercato del lavoro migliora, e soprattutto se lo fa al di sopra le attese, la valuta trae una spinta al rialzo. In caso contrario, la stessa valuta tende a deprezzarsi.

L’inflazione
E’ con tutta probabilità il secondo parametro economico più importante (il primo lo affronteremo nel prossimo paragrafo). L’inflazione suggerisce la variazione dei prezzi al consumo, ossia al dettaglio, elaborata a partire da un paniere di beni particolarmente diffusi. La sua importanza deriva da due fatti: da un lato, influisce sui consumi, quindi può impattare in maniera positiva o negativa sull’economia reale; dall’altro, orienta le scelte di politica monetaria, le quali agiscono direttamente sull’offerta di moneta.

Che impatto ha l’inflazione sul mercato valutario? Occorre distinguere tra impatto nel breve periodo e impatto nel medio-lungo periodo. Nel breve periodo, la valuta di riferimento si apprezza se l’inflazione si avvicina, da un senso o dall’altro, al target del 2%. Se si allontana, si deprezza. Nel medio-lungo periodo, una inflazione in crescita porta, almeno teoricamente, a una politica restrittiva e quindi a un apprezzamento; una inflazione in diminuzione porta a una politica espansiva e quindi a un indebolimento.
Per quanto riguarda i prezzi, va monitorata anche l’inflazione rilevata nei momenti precedenti della filiera, come l’indice dei prezzi alla produzione (nota con la sigla IPP in italiano e PPI in inglese).

Riunioni di politica monetaria
E’ questo l’evento cruciale, il più importante tra gli indicatori economici. Il motivo è semplice: durante le riunioni, le banche centrali decidono la politica monetaria, e tali decisioni influenzano direttamente l’offerta di moneta. In genere, le banche centrali hanno due armi: da un lato la manipolazione dei tassi di interessi, dall’altro il Quantitative Easing.

Quando i tassi di interesse vengono alzati, il denaro costa di più e quindi gli interessi salgono a tutti i livelli, fino a raggiungere il consumatore. La domanda di denaro, in virtù del suo maggiore valore, accresce e così anche l’offerta. Dunque, la valuta si apprezza. Quindi per l’euro ci sarà una maggiore domanda di euro perché tanti investitori vorranno comprare euro per investire in titoli denominati nella valuta. Gli investitori esteri ad esempio chiederanno la conversione della loro valuta in euro.

Quando i tassi di interesse vengono abbassati, succede l’esatto opposto: il denaro offre meno rendimenti e quindi è meno allettante per gli investitori.
Per il Quantitative Easing valgono le stesse dinamiche. Se la banca centrale acquista titoli e di fatto stampa moneta, e quindi la sua presenza nel sistema reale aumenta.

Dati PMI
In Italiano noto come “indice dei direttori agli acquisti”, misurano la vitalità dei responsabili degli ordini nei vari settori: servizi, produzione etc. Nella stragrande maggioranza dei casi, l’indice viene espresso in unità, con il valore 50 a fungere da spartiacque tra recessione e crescita. Ovviamente, se l’indice è migliore del previsto, la valuta si apprezza, altrimenti si deprezza.

Vendite al dettaglio
E’ un dato molto importante poiché anticipa l’inflazione, che a sua volta anticipa la politica monetaria. Se le vendite aumentano, aumenta anche l’inflazione. Se le vendite diminuiscono, l’inflazione diminuisce con lei. In linea di massima, però, nel breve periodo un aumento delle vendite porta sempre a un apprezzamento della valuta di riferimento, mentre un calo delle vendite porta sempre a un indebolimento.

Dati sulla fiducia
Per quanto sia un dato importante, la sua influenza sul mercato valutario è piuttosto indiretta. E’ frutto di un sondaggio sui consumatori o sulle aziende, riassunto con valori che possono essere inferiori e superiori a 100. Proprio il valore 100 funge da spartiacque tra sfiducia e fiducia. Ovviamente, migliore è il dato migliore è l’impatto sulla valuta di riferimento.
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Fonte OkForex.com
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